Fondi, provincia di Latina, straordinaria Piana bonificata, estrema propaggine del Sud Pontino. Terra di artisti, giuristi, storici e contadini, braccianti, proprietari terrieri, professionisti e commercianti.
La leggenda vuole, sia stata fondata da Ercole nel IV secolo a. C.. molto tempo prima che Roma pronunciasse i suoi primi vagiti.
Dalle Mura ciclopiche al Castello Baronale, dalle chiese romaniche ricche di opere d'arte, tutta la città parla di storia, religione, antiche vestigia e notevoli ricchezze naturali.
Feudo di proprietà via via di svariate famiglie nobili, italiane e straniere, Fondi non è stata mai libera dal giogo dei Signorotti e degli affaristi di ogni risma e colore.
Sconquassata dalla spagnola agli inizi del secolo scorso e irreggimentata dal Fascismo, Fondi ha sempre mantenuto fede all'organizzazione medievale dove ognuno doveva stare al suo posto, nessuna eccezione.
Pochissime famiglie tentarono di scardinare questa feudalità fuori dalla Storia.
Il sindaco Errico Monforte, che aveva cambiato il volto urbano pavimentando il centro storico con lastroni di pietra per eliminare lo scempio del fango nei frequenti periodi di pioggia, che aveva sfamato a spese proprie la popolazione decimata dalla spagnola, aprendo i suoi granai di famiglia, fu deposto dai fascisti nel 1922, cancellando quella stagione straordinaria e tragica.
I fascisti di Fondi non erano altro che un gruppo di capetti locali, tronfi e sbruffoni, sfruttatori di professione prezzolati dal Regime, semplicemente per mantenere immutati i rapporti di forza nella Piana, sottoponendo la popolazione a soprusi e ruberie, rendendo gli abitanti sempre più sottomessi ed addomesticati.
Finita la II guerra mondiale, Fondi era un cumulo di macerie indistinte, dove gli unici punti di riferimento erano la chiesa locale e quel poco di forza d'animo rimasta.
Durante lo sfollamento chi si diede masggiormente da fare per ricostruire il paese furono intellettuali ed artisti come Domenico Purificato, il regista Giuseppe De Santis, le prime forze consociative come la nascente DC ed il Partito Comunista, che, con motivazioni diametralmente opposte, riaggregarono gradualmente l'apparato sociale, intorno alle ricchezze agricole del luogo.
L'arancia succosa della Piana e gli ortaggi, costituirono l'unica fonte di ricchezza dalla quale trarre tutti i benefici possibili.
Ma tra Fondi e Napoli ci sono appena 100 km. In questa manciata di chilometri c'è Caserta, l'antica Terra di Lavoro.
E negli anni '50 mafia e camorra avevano già intuito la potenzialità della Piana di Fondi.
Cominciò così una colonizzazione criminale che gradualmente cambiò, ancora una volta ed in peggio, la mentalità già soggiogata ed imbelle dei fondani.
Tutte le transazioni, tutti i commerci e tutti i trasporti di ortaggi e frutta furono gestiti sostanzialmente da camorristi e mafiosi, napoletani e siciliani trasferiti stabilmente a Fondi.
Se da un lato l'organizzazione feudale aveva mantenuto quasi intatti i principali valori della convivenza civile, la colonizzazione mafiosa e criminale scardinò definitivamente ogni remora, arrivando a stravolgere le convinzioni, i valori e le speranze di un popolo fondamentalmente dedito al lavoro più umile ma dalle mani pulite.
Gli scandali che coinvolsero quasi tutte le amministrazioni locali dagli anni '60 in poi, portarono il Comune di Fondi a più di un commissariamento, tra arresti, processi, insabbiamenti e a non pochi suicidi tra assessori ed amministratori.
Dopo la grande crisi del 1970 che vide imponenti manifestazioni politiche organizzate dal PCI e dalle organizzazioni sindacali, con blocchi del nodo ferroviario Roma - Napoli, la succosa arancia della Piana fu cancellata a favore delle qualità "senza semi" provenienti dalla Sicilia, dalla Spagna e da Israele.
Per un lunghissimo periodo si cercò di risollevare l'economia locale attraverso la coltivazione intensiva di ortaggi all'interno di serre malsane, utilizzando fertilizzanti chimici altamente tossici, che fecero ammalare e portarono alla morte migliaia di contadini ignari e vittime di informazioni dolose e criminali.
Di questo piccolo genocidio molte famiglie di contadini evitano di parlarne, per una forma di dignità e rispetto verso i propri morti, ma portano segni indelebili nei loro cuori che ancora sanguinano copiosamente.
Ancora una volta il popolo di Fondi dovrà riciclare tutto. Molti terreni vengono venduti, molte attività chiudono definitivamente i battenti per lasciare il posto ad un immenso centro commerciale a cielo aperto.
Siamo a metà degli anni '80 e tutti si scoprono imprenditori e commercianti. Ma, badate bene, non più in ambito agricolo ed ortofrutticolo. Bensì, nella merceologia più disparata, al punto da far pensare che, se i fondani scambiassero tra loro le merci, si potrebbe annullare il danaro e passare definitivamente al baratto.
Si insinua pian piano un cancro ulteriore nel DNA dei fondani: il berlusconismo. Già all'inizio degli anni '90, Fondi è il primo comune italiano che può vantare il maggior numero di preferenze per Silvio Berlusconi. E' un record nazionale che porterà Forza Italia a guardare meglio nella realtà fondana, che la porterà ad occupare stabilmente la Giunta Comunale.
E qui entra in ballo il MOF (Mercato Ortofrutticolo Fondano).
Per chi avesse creduto che lo stessi dimenticando, o, addirittura non lo conoscessi, si sbaglia di grosso.
E' questa la croce e delizia di Fondi.
Proprio perché rappresenta un ghiottissimo sbocco per attività di riciclaggio di danaro sporco (niente di nuovo sotto il sole), attraverso cui, tutte le amministrazioni locali, comunali, provinciali e regionali hanno sempre lucrato e prosperato, da qui si dipartono reti infinite di malaffare, lavoro nero, traffici di varia natura, tutt'altro che legali, dall'edilizia, al commercio, alla droga e quant'altro.
Fondi è un crocevia, ormai neanhe più sotterraneo, di tutto questo. E le affermazioni del Premier Mafioso d'Italia confermano definitivamente che a Fondi Berlusconi non detiene solo il primato delle preferenze, ma nche l'allaccio stretto con il potere mafioso non proprio occulto, sì da rappresentare, neanche tanto in piccolo, la realtà di questa disgraziata Repubblica.
Nato a Fondi 54 anni fa, fui portato via nel '62 dai miei genitori traferiti a Roma.
Fu la mia più grande fortuna, perché oggi non potrei giudicare dall'esterno, ma non da lontano, quella che definisco una cancrena annunciata, putrefatta e piena di bubboni, pronta a condizionare tutta l'Italia.
Non so come e non so quanto tempo ci vorrà per estirparla, se mai ci si riuscirà. Ma so che molte buone realtà cercano di emergere a Fondi, ma non hanno forza, né tantomeno il coraggio di alzare la testa. Dovremmo essere noi, portatori sani di democrazia e legalità (!?!) ad aiutarli per ricostruire e recuperare qualcosa che di millenario si nasconde nel DNA dei fondani.
Da soli non ce la fanno.
Un Presidente del Consiglio visibilmente sconvolto, dopo la notizia della morte di Eluana (?), un Parlamento perso nel vuoto, alla ricerca di un prestigio che non ha (!), i giornalisti divisi nel vano tentativo di raccontare qualcosa che non si può umanamente comprendere (§), la chiesa lacerata nelle viscere, nelle mani di aguzzini dell'amore e della pietà!!!
Hanno alle spalle carriere scolastiche e situazioni familiari disastrose, passano il tempo buttati letteralmente sui muretti o stravaccati nei parchi ad imbottirsi di ecstasi e marijuana in via Baldassarre Castiglione. Non hanno prospettive di lavoro e si adattano a fare i lavori più umili.
Non hanno altro nella vita che individuare il malcapitato di turno e vessarlo fino allo sfinimento.
Purtroppo è la logica delle borgate, o ex tali, della capitale, dove i vertici dell'Amministrazione Locale, o non hanno gli strumenti o sono conniventi con questi soggetti ai margini della società.
Il sindaco Alemanno nei giorni scorsi ha preso la solita posizione di comodo, senza minimamente affrontare il problema.
Io li conosco di persona; il loro obbiettivo è quello di trascinare nella melma anche gli altri.
Nessuno ha preso provvedimenti nei loro confronti e nel quartiere la paura cresce giorno per giorno.
Purtroppo, come sappiamo, dobbiamo arrivare alla tragedia per passare ai fatti.
E, dunque, è finita. La stagione iniziata con le politiche strategiche di quello che rimaneva del vecchio PCI e dell’ala sinistra della DC, si è miseramente arenata ai piedi del Campidoglio davanti a Gianni Alemanno e ad una destra che nella sostanza rimane solo un esercizio mal riuscito di make-up.
Oramai non ci sono più dubbi. In Italia non c’erano candidati di sinistra disposti a mettersi in gioco per i seguenti punti:
Se i dati, così come stanno arrivando, saranno confermati, Veltrusconi ha ottenuto un risultato ampiamente auspicato, almeno da loro, che è quello dell’azzeramento del dissenso e della voglia di cambiamento in chiave anti – casta, che probabilmente, o non era così forte, o “qualcuno s’è scordato” come si fa la lotta politica.
L’Italia che ho sempre osteggiato, che si annida anche nel Partito Democratico e nella Sinistra L’Arcobaleno, sta rialzando la testa. Gli inciuci, le porcate, il disattendere le vere difficoltà della gente, saranno all’ordine del giorno e non ci si potrà difendere, se non alzando la voce, per far valere i propri diritti.
Perché negli ultimi anni non hanno rappresentato nulla e non hanno prodotto progetti che potevano veramente rappresentare i bisogni reali di questo paese disgraziato, riconsegnato ancora una volta nelle mani di carnefici senza scrupoli e pronti alle liste di proscrizione.
Ora, allo stato dei fatti e alla luce della bufera in termini di leggi liberticide, contro la persona e contro l’ambiente che ci aspetta, una sola cosa mi viene da pensare: cosa ricorderemo di un partito come Rifondazione Comunista? Forse, il partito che ha contribuito maggiormente ad affossare il dissenso, cancellando alla sua sinistra tutti coloro che non la pensavano come Bertinotti e Giordano.
E concludo, riaffermando quanto scrissi mesi fa: DA QUESTO BLOG DOVRANNO STANARMI A FUCILATE. E NON E' DETTO CHE IO MI FACCIA IMPALLINARE!
Il ricordo della cristianità dell'eccidio più efferato della storia: a volte di massa, a volte singolo, ci fa riflettere sul ruolo che il potere ha sempre impersonato. In questo caso De André coglie meglio di altri l'equivoco e la finzione del medesimo potere che in nome di un Dio, ucciso a sua volta, compie stragi di umili. Festeggiamo ma meditiamo. Auguri a tutti da Antonio Persia!

Laudate Hominem (Fabrizio De Andrè . La buona novella - 1970) testo a seguire
Il CSM sta riportando indietro l’orologio delle conquiste democratiche agli anni sessanta, quando tutte le inchieste non potevano e non dovevano mancare di riguardo ai boss di ogni categoria intoccabile.Ragazze,
ritornano a cantare nei cortei
per ricacciare indietro gli anni bui
delle mammane
e rimanere sempre clandestine.
Ragazze,
son diventate donne a caro prezzo
per un assurdo senso del disprezzo
di quei signori
con il cervello dentro ai pantaloni.
Ragazze,
può essere che il tempo è assuefazione,
ma non vi manchi mai la ribellione.
Ragazze,
dimenticando ogni ipocrisia,
tornate a gridare: "Questa è mia!"
Son streghe,
che possono ammaliarti ogni momento,
e fare della vita un gran tormento,
ma senza donne
il rischio è di passar la notte insonne.
Le donne
vivono spesso la contraddizione
perché l'amore manca di ragione;
perché l'amore
tra le bombe è quella che fa più rumore.
Ragazze,
può essere che il tempo è assuefazione,
ma non vi manchi mai la ribellione.
Ragazze,
dimenticando ogni ipocrisia,
tornate a gridare: "Questa è mia!"